Come si fa a dire addio a un figlio?

Oggi i funerali dei tre giovani e dell’uomo morti tragicamente sabato sera nello schianto sulla Casilina Sud. Luigi Franzese, Matteo Simone, Carlo Romanelli e Claudio Amato. Questa mattina a Mignano sono state celebrate le esequie da don Pietro Lepre, l’ultimo, doloroso saluto a Matteo e Luigi. Ma come si fa a dire addio a un figlio? I genitori dei giovani, sopraffatti dal dolore, non hanno tolto lo sguardo da quelle bare bianche. Erano giovani questi ragazzi, pieni di vita, entusiasmo e voglia di fare, di divertirsi come tutti i loro coetanei. Sabato per loro era un giorno come tanti altri, magari l’idea era quella di trovare una soluzione per Pasquetta, una giornata da trascorrere insieme perché più che amici erano fratelli. Risate, progetti, magari musica e poi all’improvviso buio, silenzio.

Erano giovani e belli

Niente più programmi, ragazze da corteggiare, partite da giocare. Claudio era uscito a prendere delle pizze, una cena al volo per non mettersi ai fornelli, un adulto, mille pensieri come tutti i “grandi” in questo periodo, soldi pochi, pagamenti tanti, questa maledetta crisi. Nessuno sa come sarebbe potuta andare se quel maledetto sabato sera i ragazzi fossero tornati a casa prima se il cinquantaduenne avesse preferito un piatto di pasta a una pizza. Don Pietro nell’omelia ce lo ha ricordato: «Erano giovani e belli, perché tutti i giovani sono belli. E’ giusto che escano, che vivono la loro età, hanno il fuoco dentro è giusto, è normale. Erano amici, si volevano bene». La morte è sempre la più brutta delle notizie, difficile fare i conti con gli addii, impossibile ragionare se quel distacco avviene così, improvvisamente.

Un genitore non è mai pronto

Un genitore non è mai pronto a presenziare al funerale del figlio, preferirebbe dieci, cento mille volte essere steso nella bara al posto di ciò che di più prezioso ha. In mente mille pensieri, tutte le discussioni per farsi aiutare in casa, per un voto troppo basso, per non aver messo le maglie sporche nel cesto del bucato. Ora ogni minimo ricordo è un tesoro senza prezzo. E quel pensiero che ti logora dentro «Avrei dovuto tenerlo a casa, impedirgli di uscire, chiedergli di rientrare prima». Ma è inutile pensare a quello che sarebbe potuto… dovuto.

La vita è cambiata, quel vuoto non si colmerà e la ferita non si rimarginerà forse mai, i giorni passeranno, ogni compleanno non festeggiato, regalo non scartato, amore non vissuto saranno lì a ricordare questi giovani, quest’uomo. Ma pian piano i ricordi belli, gli aneddoti raccontati dagli amici, dai familiari saranno una piccola cura, perché seppur nella loro troppo breve vita, hanno segnato profondamente le vite di chi li ha conosciuti, amati e cresciuti.

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