La vendetta dei caduti. I nuovi alberi sono già secchi.

I nuovi alberi rimpiantati nelle scuole sono già in sofferenza. Presentano foglie secche e non hanno decisamente un bell’aspetto. Un fatto anomalo visto che in questi giorni di quarantena, di reclusione forzata per i cittadini, la natura si è riappropriata degli spazi urbani. Ecco a voi: la vendetta dei caduti.

A Cassino invece….

A Cassino, dove i cinghiali adorano passeggiare per il centro, anche in tempi non di Covid-19, al termine del lockdown in molti si sono recati per le strade e nei parchi urbani. Tante persone fiere di vivere in una città “verde” sono andate a cercare il luogo che potesse dar loro quel profumo della libertà tanto agognata in questi mesi. Ma che soprattutto potesse garantire quel distanziamento sociale come da norma previsto.

Essendo la nostra città piccola ed essendo la popolazione in questo momento storico molto attenta alla salute del verde pubblico, non poche sono state le segnalazioni riguardanti lo stato di salute degli arbusti reimpiantati all’interno delle “scuole centrali”.

IL taglio selvaggio

Il pensiero volge a circa un anno fa. A quell’estate 2019 dove dall’oggi al domani il nostro circolo didattico si è visto abbattere i cipressi frangivento presenti sul perimetro dell’area della scuola. Ricordando la storia, in quel periodo anche ci fu un notevole tam tam sui social e sulla stampa locale che perdurò per diverso tempo, per non parlare delle conseguenze di tale scempio. Come la corsa all’acquisto di tende provvisorie per le classi più esposte per finire col rumore ad oltre 80db delle macchine “cippatrici” utilizzate dalla ditta incaricata in pieno orario scolastico.

Una bizzarra ripiantumazione

Nonostante la folla chiedesse all’epoca a gran voce spiegazioni e motivazioni su ciò che stava accadendo ad uno dei polmoni verdi della città, le risposte da parte degli amministratori e di chi vicino a loro furono fumose e poco chiare e tutt’ora aleggia nell’aria del paese quella sensazione di privazione di un bene comune. A quei tempi, a riprova che non era intenzione di alcuno condannare, il popolo si accontentò di una veloce ripiantumazione a compensazione del mal tolto: i filari di cipressi.

La vendetta dei caduti

Già, la vendetta dei caduti. A leggere questo titolo torna in mente il secondo capitolo della saga dei Transformers del noto regista Michael Bay, anche se lì il caduto è uno, il mitico Optimus Prime, mentre nella nostra scuola “i caduti” sono 114 cipressi. Al posto delle alberature, non tenuto conto del regolamento regionale, furono piantati un numero imprecisato di arbusti. Di cui alcune essenze alloctone e quindi non contemplate dagli allegati (A1, A2 e A3) del precitato regolamento.

I nuovi alberi si seccano

Gli arbusti, per lo più Ligustri e Pruni, ad oggi si presentano in condizione di grave sofferenza vegetativa. I pruni che dovrebbero essere rigogliosi e pieni di foglie brunastre in questo periodo stentano a “chiudere” la chioma. Ma i danni più evidenti sono sui ligustri variegati, dei sempreverdi appartenenti alla famiglia delle OLEACEAE, che presentano foglie secche e fusto inverdito. I motivi per cui il neo impianto è in sofferenza possono essere molteplici. Di certo la mancata manutenzione in fase di messa a dimora ed il giusto apporto idrico mancato potrebbe aver inciso sull’ambientamento delle piante. Un altro motivo potrebbe esser dovuto dalla scelta errata delle essenze. Anche se Cassino di ligustri e pruni ne ha e godono tutto sommato di una discreta salute.

Perchè?

Molto semplice. Le piante sono degli esseri viventi spietati, in continua competizione tra loro. Le conifere non fanno eccezione. Anche esse sempreverdi rinnovano la loro chioma facendo cadere foglie, aghi e strobili sul terreno. Contribuendo anche al cambiamento chimico del substrato. In particolar modo è noto che le conifere prediligano un substrato acido e ciò contribuisce al controllo naturale delle altre specie arboree o competitors o di quelle essenze per loro ritenute infestanti. Praticamente, i 60 anni di permanenza di quelle conifere su quel terreno hanno traviato la trama dello stesso rendendolo non accogliente per i nuovi arbusti. Quello che per le piante è una normale questione di sopravvivenza per noi uomini è una vendetta in piena regola.

Verde pubblico: tra vezzo e politica

Negli anni passati parlare di verde pubblico o di ambiente è stato un vezzo, un pregio per quegli amministratori che hanno avuto una visuale ben più ampia e aldilà del proprio “orizzonte nasale”. Ciò nonostante non poche sono le problematiche venute fuori nella gestione del verde urbano ed in alcuni di essi si è balenata anche la giusta considerazione di rivolgersi a tecnici con una preparazione specifica. Nel caso di questo neo impianto, qualcosa non ha funzionato. Dal 2013 ad oggi, il verde pubblico e la sua gestione non sono più un vezzo ma una vera e propria politica. Sono state emesse leggi, regolamenti. Ma i nostri politici ancora preferiscono i “grandi progetti” rispetto ad un bell’albero messo a dimora e che possa allietarci lo sguardo e rinfrancare lo spirito con la sua presenza.  

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