Un cucciolo abbandonato sulla pista ciclabile

Puta caso che un cittadino di primo mattino decida di andare a correre su ciò che rimane della nostra “forse” pista ciclabile. Ad attirare la sua attenzione una cassetta di plastica gialla, con sopra un pezzo di rete termosaldata arrugginita, incuriosito egli si accinge a vederne il contenuto. Gli occhi luccicano dinanzi a tanta tenerezza, gli occhi profondi e neri, il pelo bianco latte morbidissimo e quelle zampotte tipiche di un cane di mezza taglia. Il cucciolo giace lì rassegnato e probabilmente ancora inconsapevole di cosa sia accaduto.

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Purtroppo, da noi, l’abbandono dei cuccioli, soprattutto in primavera ed estate è un fenomeno ancora in voga e che, nonostante lo sforzo delle varie associazioni operanti sul territorio, non accenna a diminuire. Il nostro pragmatismo ci induce a dare dei consigli sul da farsi in caso vi trovaste in situazioni affini a quella su descritta.
Intanto un breve cenno sulle normative vigenti. In Italia il randagismo è normato in base alla Legge 281/91, a livello regionale invece si fa riferimento alla Legge Regione Lazio 34/97. Dove vengono anche sanciti i diritti di questi poveri malcapitati animali.


Di chi sono le competenze


Il Comune ha l’obbligo di “intestarsi” quindi di iscrivere i “randagi” all’anagrafe canina. Va di conseguenza che i primi a dover essere interessati sono i vigili urbani…nel momento in cui essi diano risposte tipo “e che ce lo dobbiamo adotta noi” sappiate che sono passibili di denuncia in quanto si configurerebbe il reato di “omissione in atti d’ufficio“.
Ma pensiamo al mal capitato e dolcissimo cagnolino. Le strade da percorrere sono rimaste due.
Se si vuol fare accalappiare il cane bisogna interessare l’arma dei Carabinieri, mentre se si vuol seguire la strada che porti all’adozione del cucciolo ci si può interfacciare con le associazioni presenti nella nostra città che si occupano di randagismo.

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