Respiro – Un nuovo racconto … tra cielo e mare

A grande richiesta torna la rubrica “Respiro”. Il legame con la nostra terra hanno radici profonde, plasmato dall’ habitat e contaminato dai sentimenti delle persone che durante la nostra vita ci accompagnano. Questo principio, negli anni, mi ha portato ad una ricerca spasmodica non tanto delle origini della mia famiglia quanto a quella dell’origine delle mie passioni e dei miei sentimenti.

Alla domanda “dove ti senti più a tuo agio, in montagna o al mare?” non ho mai saputo rispondere. La fortuna di avere avuto accanto sempre persone che oltre alla passione per le diverse discipline ed i diversi elementi mi hanno sempre trasmesso i loro sentimenti. L’amore e il bello sono per me sentimenti che vanno oltre l’aspetto edonistico. Osservare un panorama, oppure respirare il profumo di un bosco o del mare è bello, ma i brividi sulla pelle e quell’emozione mi ricordano che è anche un sentimento di amore.

Slider

Tra cielo e terra

La cosa che da sempre ho apprezzato del nostro territorio è la duttilità che esso offre. Infinite sono le volte che sono passato dai fondali stupendi del nostro litorale alle meravigliose vette dei nostri appennini. Una possibilità che pochi areali possono darti. Ma ciò che si prova scalando una montagna o ad essere lì immobili sul fondo marino posso garantirvi che è sempre quel brivido che dal cuore si propaga per tutto il corpo: tra cielo e terra.

Il racconto

Ancora è buio quando salgo sull’auto, il bagliore della luna non più visibile accompagna le stelle che nel mentre si addormentano. A Formia, sale in macchina mio fratello, gli sorrido e come al suo solito, carico di attrezzatura ricambia sornione. È ancora buio, del mare ne sentiamo il rumore e ne avvertiamo il movimento sinuoso. In porto, senza proferir parola, ma con gesti oramai collaudati carichiamo l’attrezzatura che ci accompagnerà durante la nostra battuta di pesca in apnea.

Il silenzio è rotto dal sibilo del motore della nostra barca. Prua verso il largo e prendiamo mare. All’orizzonte il cielo rischiara, l’alba ci accompagna negli ultimi preparativi prima di scendere in acqua. Infilo le pinne, sistemo la maschera, un ultimo controllo alle mie dotazioni di sicurezza e lentamente scivolo in acqua quasi come se non volessi interrompere quel sinuoso movimento. Il mare mi accoglie tutt’altro che silenziosamente. L’acqua ancora fredda di questa primavera che fatica ad entrare, mi pizzica quelle poche parti scoperte del viso e mi aiuta ad uscire da quel torpore. Con me il mio fido arbalete. Nuoto e mi avvicino alla scogliera. Il fragore delle onde che si infrangono sulle rocce sott’acqua si avverte come un rumore sordo, accompagnato da ticchettii indecifrabili. Muovo un braccio per cambiare assetto e delle bioluminescenze di alcuni piccoli organismi appena visibili mi indicano che l’orario è quello giusto.

Uno sguardo d’intesa

Alzo la testa dall’acqua, guardo mio fratello, uno sguardo di intesa, in quello che per noi è un meccanismo rodato negli anni e lo vedo scomparire nel blu. Nel frattempo seguo la sua discesa, respiro, scansiono tutti i muscoli del mio corpo in modo da cercare di scioglierli e rilassarli il più possibile. I respiri sono sempre più lenti e profondi. Il tempo di socchiudere gli occhi, Davide risale e guadagna la superficie.

Respiro, l’aria rimbomba nello snorkel, butto giù il diaframma e lascio riempire i miei polmoni. Capovolto, le pinne tagliano il sole che fa capolino dalla costa, possenti le prime pinneggiate che interrompo appena il mondo marino mi attira a sé. Nella mia testa già è tutto perfettamente calcolato. Il percorso, il nascondiglio e da dove l’eventuale preda potrebbe giungere. Ruoto su me stesso, cambia tutto, i primi colori iniziano a sparire, l’arancione dei miei elastici si attenua. Inizio ad intravedere il fondo, appena sulla mia destra una roccia familiare mi fa tornare alla mente storie ed immagini di splendide catture effettuate in passato.

La pietra dei ricordi

Un branco di piccoli pesci mi accoglie aprendosi e ricoprendomi appena toccato il fondale. Inizio un lento spostamento roccia roccia. Alcune sagome sullo sfondo e l’avvicinarsi di quella “pietra dei ricordi” svegliano il mio cuore che rumorosamente recupera i giri. Ecco ci sono! Nel posto prefissato, in prossimità dei miei “infiniti ricordi”. Alcuni grossi saraghi bighellonano davanti la mia maschera, indice che tutto è stato eseguito perfettamente. Il tonfo dei battiti scandisce il tempo, lì sotto infinito. Altri piccoli pesci si assembrano e poi disperdono, altri incuriositi si mostrano splendidi con tutte le loro livree. Un ticchettio, classico verso di alcuni pesci poco noti ai più ma molto apprezzati dai pescatori, distoglie la mia attenzione.

Grosse orate

Un “volo” di corvine si alza nei pressi della “mia” roccia. La loro livrea vellutata e il loro movimento sinuoso incantano i miei sensi, in particolare quelli atavici. Dopo poco rivedo le grosse sagome stagliarsi sullo sfondo. Distinguo il rumore dei gusci dei mitili che si rompono. Inconfondibile per me: sono grosse orate. Questi maestosi sparidi hanno possenti mandibole fatte ad hoc per triturare i grossi mitili. L’adrenalina entra in circolo e in un attimo l’ipnosi generatami dal branco di corvine svanisce. L’istinto venatorio prende il sopravvento. Mi schiaccio ancora di più tra le rocce ed uno di quei meravigliosi pesci si stacca dal fondo ed inizia un lento avvicinamento. Interminabili i secondi che ne precedono la cattura. Sono trascorsi circa due minuti, mi stacco dal fondo e lentamente guadagno la superficie. Butto fuori l’acqua dallo snorkel e respiro. Sopra di me uno dei tratti di costa più belli del nostro litorale: Punta Stendardo.

Un Falco Pellegrino, porta un piccolo pasto ai sui piccoli e fa capolino tra le piante di capperi ed alcune palme nane. RESPIRO, una mano sulla spalla, è mio fratello che mi sorride sornione e mi abbraccia. Finita la pescata e rientrati in porto Davide mi chiede: «Se’ che fai domani?» ed io «l’ultima neve di stagione mi aspetta e le montagne chiamano, ma come sempre sarò tra cielo e mare».

Sergio Giannitelli

Rispondi